vasi di terracotta

Vasi di terracotta: un trionfo di arte e storia

Quando si parla di vasi di terracotta, si apre un capitolo molto importante dal punto di vista storico. Grazie all’arte vasaia, infatti, abbiamo oggi la possibilità di ricostruire la cultura materiale di tantissimi popoli. Ovviamente, possiamo disporre di oggetti di grandissimo valore, apprezzati dagli appassionati di antiquariato di tutto il mondo. Se vuoi scoprire qualcosa di più sulla storia dei vasi di terracotta, seguici nelle prossime righe e leggi la guida che abbiamo preparato, con lo scopo di aiutarti a vederci più chiaro in un ambito tanto complesso quanto ricco di fascino.

La terracotta attraverso la storia

Nominare i vasi di terracotta significa, prima di tutto, parlare un po’ della loro materia prima. L’argilla comune è uno dei materiali più antichi tra quelli lavorati dall’uomo. Le ragioni del suo successo sono legate in particolare al fatto che, l’argilla comune, è molto facile da mettere in forma. Grazie a questa particolarità, oggi possiamo ammirare vasi di terracotta, scodelle, boccali.

Per quanto riguarda la questione temporale, ricordiamo che, la produzione di vasellame in terracotta, ha iniziato a essere davvero importante nel Neolitico. Le prime tracce dell’esistenza di vasi in terracotta, risalgono al 6.000 a.C. circa.

Nel corso dei secoli, diversi popoli hanno utilizzato la terracotta per realizzare vasi e altri manufatti in terracotta. Giusto per fare un esempio, ricordiamo la grande importanza dell’arte vasaia greca. Gli scavi che sono stati organizzati nel corso dei secoli in diverse zone d’Europa ci hanno permesso, oggi come oggi, di ammirare manufatti come i vasi noti con il nome di Oinochoe. Questi manufatti, realizzati in terracotta ma anche in metallo, erano decorati con motivi molto diversi, da quelli geometrici fino a quelli orientaleggianti. I vasi in questione servivano per prelevare acqua e vino dai crateri, altri esempi fondamentali dell’arte vasaia greca, e versarli nelle brocche in mano ai commensali.

I vasi in terracotta fanno parte dello straordinario patrimonio arrivato fino a noi dai tempi degli Etruschi, la cui civiltà è ancora oggi avvolta dal mistero. Rilevante è anche il contributo degli artigiani vasai dell’Iran. Uscendo dai confini dell’Europa, approfondire le loro tecniche è imprescindibile. Ciò significa, per esempio,citare la tecnica nota con il nome di Haftrang, che prevedeva il ricorso a ben 7 colori. Le sue peculiarità sono giunte fino a noi grazie a un manoscritto del XIV secolo.

Sempre attorno a quel periodo, l’arte vasaia in terracotta si arricchisce di novità come la doppia cottura. Nel XII secolo, invece, comincia a prendere piede la produzione di vasi in terracotta smaltata.

vasi di terracotta

Anfore di terracotta: una presenza costante nella storia

Come abbiamo già ricordato, parlare di vasi in terracotta vuol dire fare un vero e proprio viaggio nella storia. Per capire quanto lontano si può andare, è il caso di ricordare, per esempio, che le anfore in terracotta erano molto utilizzate dai Fenici per conservare il vino. Questa modalità di stoccaggio, è stata tramandata nel corso dei secoli ad altri popoli, come per esempio i Greci e i Romani.

Forse non tutti sanno che la vinificazione in anfore di terracotta ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Nello specifico, questo procedimento viene concretizzato in Georgia. Secondo gli abitanti del luogo, la conservazione del vino nelle anfore in terracotta è realtà da pù di 8000 anni nel Paese georgiano. Non c’è che dire: l’arte vasaia, soprattutto quella in terracotta, è stata fondamentale per la storia dell’uomo e, ancora oggi, possiamo apprezzare il valore della lavorazione di questo materiale, grazie al quale è stato ed è ancora possibile produrre manufatti di grande pregio estetico e di eccelso valore economico.

Come datare un vaso di terracotta

Vediamo ora qualche rapida informazione utile a capire come datare un vaso di terracotta. Ovviamente, chiameremo in causa dei procedimenti gestibili unicamente da professionisti. Il principale è la termoluminescenza. Dobbiamo la sua scoperta a Robert Boyle, che ha descritto punto per punto il fenomeno nella seconda metà del XVII secolo. Questo procedimento radiometrico, molto utilizzato in archeologia e utile per datare i reperti di origine inorganica, prevede l’analisi del manufatto per rilevare la presenza di quarzo e fedelspato, due minerali che, generalmente, si possono trovare sulle ceramiche e sulle terrecotte. I minerali in questione, riescono a trattenere nel tempo le radiazioni dei terreni. Dai dati in merito, si riesce a ricavare l’età del manufatto.

 

Non è possibile effettuare la commercializzazione e la stima di Vasi Romani Antichi, perché non si tratta di antiquariato ma bensì di reperti archeologici non commercializzabili per legge. Riferimento di legge Dlgs 490/1999

E’ Possibile invece considerare la stima di Vasi Antichi di altra provenienza o natura.

 

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