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Compro Lacche Cinesi

lacche cinesi dettaglioL’arte della lacca e la sua tecnica sono state scoperte, sperimentate e inventate dai cinesi. Così come la Seta e la Porcellana, le lacche cinesi sono uno dei più grandi contributi della Cina all’arte universale. Si tratta di una tecnica che ha reso da più di venticinque secoli gli oggetti trattati come oggetti artistici e di sfarzo.

Accenni su materiali e tecnica per le lacche cinesi

Il termine “lacche cinesi” può designare una vernice, gli oggetti fabbricati con essa, il materiale di base, una resina – la lacca cinese una vernice derivata dalla resina succosa di una terebintiacea, il Rhus vernicifera: è il qishu dei Cinesi, un albero che vive una ventina d’anni e in estate viene inciso come un pino delle Lande. Oggi l’albero è passato anche in Corea, e in Giappone. Non si deve confondere questa resina delicata da maneggiare con la gommalacca dell’India, di Ceylon e della Birmania, prodotta da un insetto arboricolo.

 

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Una volta raccolta, la resina fermentata viene depurata tramite filtraggi attraverso stoffe di canapa, e sottoposta a una lenta ebollizione; poi viene tinta di nero tramite l’aggiunta di nerofumo o di solfato di ferro, o di rosso, con del cinabro (o solfuro naturale di mercurio) o con minerali pregiati come il corallo o il rubino. Si possono anche ottenere lacche bruno-rossastre o dorate, di varie sfumature.

Questa vernice protettiva viene quindi passata su ogni genere di oggetti, recipienti (vasellame per la tavola o a fini funerari), vasi rituali, piatti, schermi da tavolo, cesti, scatole da regalo, cappelli (su seta), scarpe, bare, mobili (stipi, armadi, sgabelli portaoggetti, paraventi, guanciali…), strumenti musicali (liuto, siringa ecc…), oggetti da toilette (pettini, scatole per cosmetici, per unguenti…), armi (impugnature e foderi di spada, archi, scudi…).

Gli utilizzi

In tutti i tempi, anche sui pilastri e le colonne dei palazzi e dei templi, nonché sulle grandi statue buddhistiche vennero utilizzate le lacche cinesi. Come si può vedere, moltissimi oggetti della vita quotidiana erano rivestiti con questa vernice protettiva, bella e adatta a ricevere ogni genere di decorazione (poteva essere dipinta, scolpita, incisa, incrostata, incavata e poi dipinta).

Materiali di ogni genere servivano da supporto alle lacche cinesi nell’antiquariato orientale: il più usato era un legno di pino che veniva oliato, e su cui talvolta veniva applicata una tela di canapa o di ramia (fibra tessile ricavata da una specie di ortica).

Si laccavano anche bronzi, porcellane e terraglie, cuoio, cartapesta, oggetti di scorza di bambù, e carcasse di tela indurita. Su di una forma d’argilla o di gesso veniva applicata della tela che era laccata e lasciata asciugare. Queste applicazioni di tela e lacca venivano ripetute a più riprese, fino a ottenere uno spessore adeguato. Questi supporti di tela erano altrettanto durevoli e più leggeri di quella di legno.

Una volta pronta questa forma, come procedevano i sette o otto lavoranti?

Il primo preparava l’apprettatura, poi stendeva questo rivestimento, una vernice mista a ceneri di ossa carbonizzate; una volta che quest’apprettatura si era asciugata, i laccatori passavano uno strato dopo l’altro di lacca, che si lasciava asciugare lentamente (operazione estremamente lunga e delicata, che richiedeva circa una settimana per ogni laccatura), in un ambiente umido e oscuro, al riparo dalla polvere, all’interno di fosse o barche, sui laghi.

Quando ogni strato si era seccato, veniva sfregato per mezzo di una pietra pomice poi veniva levigato e lisciato. Ogni otto, dieci giorni, quest’operazione veniva ripetuta: verniciatura, pomiciatura, levigatura, asciugatura ecc… Il laccatore responsabile dell’ultimo strato, dopo l’asciugatura, lasciava spazio agli artisti: il pittore, l’incisore e infine il pulitore-lucidatore.

Tutto il lavoro delle lacche cinesi preludeva dunque alla decorazione. Si dipingeva sulla lacca dura, oppure la si scolpiva, tagliava e incideva. La si incavava per dipingerla, oppure la si incrostava d’argento o di madreperla. A volte si inserivano piccoli motivi d’avorio, tartaruga, corallo, lapislazzuli, quarzo, corniola, giada, agata, turchese, ecc…

Dal IV secolo a.C. si diffuse la consuetudine di riservare il nero alle superfici esterne e il rosso all’interno. Nel caso di applicazioni sovrapposte di colori diversi il rosso è sempre applicato sul nero, non avviene mai l’opposto.

L’arte della lacca può essere fatta risalire alla dinastia Shang(XV Sec. a.C.), deducibile dall’osservazione dei vasi imperiali o le pareti e i pilastri di alcune  stanze funebri.

Durante la Dinastia Zhou, nel periodo successivo(XIX – VIII sec.) mezzi di trasporto, armi e finimenti sono stati laccati. Da quando salirono al trono, i sovrani Zhou erano avvezzi a far preparare le loro tombe facendo passare ogni anno uno strato di lacca.

Successivamente (476-221 a.C.) i decoratori avevano a disposizione una gamma ampia di colori e tinte oltre al rosso e nero classici. L’ornamento dipinto comparve nel IV Secolo a.C. e poiché la lacca resiste nel tempo in maniera forte, è la tecnica più adatta ad informarci sugli albori della pittura cinese.

Un’altra dinastia che si rivela essere un periodo importante per le lacche è la dinastia Han, due secoli prima e due dopo della nascita di Cristo.

Nel periodo attorno che va dal 618 al 907 si sviluppa la tecnica di laccatura detta GURI, consistente in sovrapposizioni di 12 strati alternati di rosso e nero e anche di altri colori, patina poi intagliata effettuanto un taglio obliquo, realizzando come risultato dei disegni arcobaleno sinuosi e geometrici.

Intorno al XI-XII Secolo si sviluppò invece il PINGTUO, un procedimento che prevedeva la sovrapposizione di fasce di fogli d’oro e d’argento sulla parte laccata,
ricoperti poi da diversi strati trasparenti. Il PINGTUO si diffonderà in maniera importante in Giappone.

 

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